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Cure odontoiatriche e prevenzione per pazienti autistici

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Cure odontoiatriche e prevenzione per pazienti autistici

Cure odontoiatriche e prevenzione per pazienti autistici

Le cure odontoiatriche sono fondamentali per tutti, ma per i pazienti autistici rappresentano spesso una sfida complessa. Non è raro che genitori e caregiver decidano di rimandare la prima visita o addirittura di rinunciare alle cure, temendo reazioni difficili da gestire.

La verità è che, senza un approccio adeguato, il momento della poltrona può diventare fonte di stress sia per il paziente sia per la famiglia. Ma con protocolli specifici, comunicazione calibrata e ambienti preparati, è possibile trasformare l’esperienza in qualcosa di positivo e rassicurante.

Perché i pazienti autistici rinunciano alle cure

Chi vive l’autismo ha spesso una sensibilità sensoriale diversa: i rumori degli strumenti, la luce intensa, il contatto fisico e persino gli odori dello studio possono risultare molto più fastidiosi che per una persona neurotipica. A questo si aggiungono l’ansia per l’ambiente sconosciuto, la difficoltà a comunicare le proprie paure e la fatica ad accettare cambiamenti di routine.

Secondo il Ministero della Salute, le persone con disabilità hanno maggiori difficoltà di accesso alle cure odontoiatriche e necessitano di percorsi dedicati per ridurre le disuguaglianze sanitarie.

Spesso basta una brutta esperienza passata – un dolore non gestito o un approccio comunicativo inadeguato – per convincere la famiglia a rinunciare a nuove visite. Ma questo comporta il rischio di trascurare carie, infezioni, malocclusioni o disturbi gengivali, che nel tempo possono peggiorare fino a richiedere interventi complessi.

Un protocollo pensato per le persone autistiche

Per rispondere a queste esigenze, ho sviluppato insieme al mio team della Clinica Villa Sant’Apollonia un protocollo specifico, in collaborazione con Spazio Autismo Bergamo. L’obiettivo è quello di ridurre al minimo i fattori di stress e costruire un rapporto di fiducia graduale con il paziente.

Il percorso inizia già prima della prima visita: i genitori ricevono una “storia sociale” in Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), che descrive passo dopo passo cosa accadrà dal dentista. Insieme vengono consegnati anche audio dei rumori degli strumenti, foto del professionista che incontrerà il paziente e un questionario di anamnesi dettagliato, utile per conoscere disturbi sensoriali, interessi assorbenti e modalità comunicative preferite.

In molti casi, organizziamo appuntamenti di approccio graduale: il primo solo con i caregiver, per mostrare gli ambienti e il percorso che il paziente affronterà; il secondo insieme al paziente, così che possa familiarizzare con gli spazi prima della visita vera e propria.

Durante l’appuntamento, l’agenda visiva in CAA guida ogni fase, riducendo al minimo l’imprevedibilità. Nei casi più complessi, se il paziente non è collaborativo, possiamo ricorrere a sedazione profonda o anestesia generale: strumenti da utilizzare solo quando necessario, ma che garantiscono la sicurezza.

La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)

La CAA è un insieme di strategie e strumenti che aumentano o compensano le difficoltà comunicative. Si utilizzano pittogrammi, immagini, simboli o gesti che aiutano il paziente a comprendere e a farsi comprendere. Nel nostro protocollo, i pittogrammi ARASAAC sono diventati parte integrante dell’esperienza: permettono al paziente di sapere cosa sta per succedere, e questo riduce ansia e incertezza.

Non è un dettaglio marginale: un paziente che sa cosa aspettarsi affronta la visita con più serenità e collabora meglio.

Caso studio: quando la prevenzione diventa chirurgia

Un giovane uomo nello spettro autistico è arrivato da noi per una carie trascurata da tempo. La famiglia aveva evitato le visite per paura di reazioni difficili da gestire, finché il dolore non è diventato insopportabile.
Durante la prima visita ho rilevato che la carie si era estesa fino a danneggiare la radice. Non è stato possibile conservare il dente: si è reso necessario un intervento chirurgico per l’estrazione e la successiva riabilitazione implantare.
La famiglia, inizialmente molto preoccupata, ha potuto constatare come un approccio graduale e personalizzato abbia reso gestibile anche una situazione complessa. Da allora, con un programma di prevenzione concordato, il paziente affronta regolarmente i controlli, senza più traumi o rinunce.

Un ricordo personale

Sono cresciuto osservando mio padre che, da bravo dentista, sapeva trasformare la visita in un momento umano oltre che medico. Quando oggi accompagno un paziente autistico nel suo percorso, ripenso a quell’esempio: la tecnica conta, ma senza empatia non c’è vera cura.

Prevenzione e qualità di vita

L’autismo non deve essere un ostacolo insormontabile alle cure odontoiatriche. Con protocolli mirati, strumenti di comunicazione adeguati e personale formato, si può trasformare un’esperienza potenzialmente traumatica in un momento di fiducia e serenità.

Il mio consiglio ai genitori e caregiver è semplice: non rimandate. La prevenzione è il dono più grande che possiate fare ai vostri figli o familiari, perché garantisce non solo la salute orale, ma anche la qualità di vita.

A presto,
Dott. Giorgio Toffanetti